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Pubblicato il: 16.02.2026

Franco Nones presenta “Il Primo Oro”

Presentato a “Casa Trentino Dolomiti” il libro di Franco Nones “Il Primo Oro”.
L’iconico campione olimpico di Grenoble 1968 si racconta con Stefano Riggio.
Al suo fianco la moglie Inger Berneholm e l’autore Pino Dellasega.
Nones: “è speciale vedere la mia vita in un libro che rimarrà per sempre”.

Se oggi lo sci di fondo in Italia viene considerato per quello che è, il merito risponde in gran parte al nome di Franco Nones. L’iconico campione olimpico ha raccontato la propria incredibile storia nel libro “Il Primo Oro”, presentato nel pomeriggio presso “Casa Trentino Dolomiti” in Val di Fiemme, gremita per l’occasione.
Il libro, scritto da Pino Dellasega, ripercorre la storia di Franco Nones, fondatore della Nones Sport e primo atleta non scandinavo a vincere un oro olimpico nello sci di fondo, e della moglie Inger Berneholm. Proprio al suo fianco, Nones si è raccontato in una chiacchierata con Stefano Riggio partendo dall’infanzia, ma anche spiegando cosa significhi per lui vedere la propria storia scritta in un libro: “è speciale imprimere la propria vita in parole che rimarranno impresse per sempre. Devo dar merito a Pino Dellasega, che ha saputo raccontare e toccare degli argomenti che solo chi ha vissuto in questo ambito può conoscere”.
A prendere la parola è stata Inger Berneholm, in quella che insieme a Franco è una sorta di squadra unita, nata a fine anni ’60: “all’epoca i miei genitori non erano molto d’accordo sul fatto che ci frequentassimo – racconta Inger – ma per fortuna l’amore ha prevalso. Ricordo che prendevo il treno per andare a trovare Franco e già nelle prime uscite, quando ci conoscevamo a malapena, lui mi diceva che avremmo potuto sposarci, e alla fine ha avuto ragione”.
Il tema poi è passato inevitabilmente su quel 7 febbraio 1968, un’impresa che vide Nones trionfare nella 30 km olimpica di Grenoble, diventando così il primo fondista della storia a trionfare alle Olimpiadi nello sci di fondo all’infuori degli atleti scandinavi e sovietici: “quel risultato straordinario nasce quattro anni prima, con le Olimpiadi di Innsbruck nel 1964, dove ero il più giovane in gara ed arrivai 10° a meno di un minuto dal primo. Poi ai Mondiali di Oslo nel 1966 quando arrivai al sesto posto tra gli scandinavi. Nel 1968 non ero convinto di vincere, perché servono sempre un insieme di cose, però mi sentivo confidente e ciò mi ha portato ad ottenere una vittoria straordinaria e storica”.
In una vita intensa, Franco Nones ha raccontato come dopo aver vinto l’oro olimpico abbia saputo affermarsi in altri campi, ma anche rappresentare una sorta di primo ambasciatore sportivo del Trentino e della Val di Fiemme in particolare: “il tutto è arrivato dopo averci ragionato a fondo. Come in una vittoria olimpica ma anche nella vita, il risultato non arriva per caso, ma a seguito di un’attenta analisi che coinvolge tutti gli aspetti, dalla pista, agli avversari, le condizioni e molto altro, è un allenamento anche quello. Negli anni non mi sono mai voluto tirare indietro nel promuovere la mia terra, è una cosa di cui sono sempre stato orgoglioso”.
La parola è poi passata all’autore del libro Pino Dellasega, che come riportato nel libro ha accolto con entusiasmo e onore la richiesta di Nones di raccontare la sua storia: “è stato più l’onore che il lavoro durante la stesura del libro. Una storia come quella di Franco è irripetibile ed è giusto che venga riportata. Ho da subito però messo dei paletti, dicendo che volevo raccontare la storia di Franco e Inger, e che nel raccogliere le testimonianze Franco sarebbe dovuto rimanere a casa, così da non condizionare gli intervistati”. Dellasega racconta anche un aneddoto presente nel libro che spiega bene la bontà del personaggio Franco Nones: “Ad un certo punto Vjačeslav Vedenin chiese a Franco se potesse prestargli qualche soldo perché doveva tornare in Russia e fare un regalo alla moglie, così lui gli diede quello che aveva e poi se ne dimenticò. L’anno successivo Vedenin vinse il Campionato del Mondo, si presentò in camera di Franco e gli regalò la cinepresa Super8 che aveva ricevuto come premio. Un aneddoto speciale che racconta anche come era il mondo di una volta”.
Prima di salutarsi Stefano Riggio pone un’ultima domanda a Nones, ovvero cosa vorrebbe che il pubblico ricevesse dalla lettura del libro “Il Primo Oro”: “l’altro giorno ho regalato il libro ad un primario dell’ospedale di Trento, e dopo qualche giorno mi ha detto che secondo lui sarebbe una lettura da diffondere nelle scuole. Parole che mi hanno colpito e reso particolarmente orgoglioso”.

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